Protezione dell’ambiente: è il momento di “fare sistema”

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La legge 28 giugno 2016, n. 132, istituisce il sistema nazionale a rete per la protezione dellambiente (SNPA) con lo scopo di rendere omogenee le procedure allinterno della rete Ispra-Arpa.

 

Il lungo processo per la messa a punto di un sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente ha finalmente iniziato a dare i suoi frutti. Con la pubblicazione della legge 28 giugno 2016, n. 132, è stato istituito, infatti, il sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA) con conseguente revisione delle funzioni dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e della rete delle Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali (ARPA) e provinciali (APPA). L’inizio del “percorso” è datato 1994, quando, con la legge n. 61/1994, si diede seguito all’esito referendario dell’anno precedente in merito alla costituzione di strutture pubbliche, ma autonome dal sistema sanitario nazionale, per la protezione dell’ambiente. La nuova legge prosegue l’iter, facendo segnare un deciso salto di qualità laddove si propone di rendere più omogenee le azioni di monitoraggio e di divulgazione dei dati sulla qualità dell’ambiente, in accordo anche a finalità di tutela della salute pubblica. L’attuazione della legge n. 132/2016 prevede tempi non brevissimi (180 giorni) a causa della complessità dei processi previsti, ma è comunque possibile fin d’ora sintetizzare le novità e i punti più delicati.

La prima grande novità è il concetto di “livello essenziale delle prestazioni tecniche ambientali” (LEPTA), da intendere come attività minima, ma omogenea, che deve essere messa in atto dal SNPA per raggiungere e mantenere obiettivi di tutela ambientale e sanitaria.

Una seconda novità, funzionale alla prima, è la previsione di istituire un catalogo nazionale dei servizi, con lo scopo di fare chiarezza sull’attribuzione di funzioni e attività al SNPA, rispetto a quanto già svolto dalle agenzie ambientali e da ISPRA.

Altrettanto innovativa è la pianificazione triennale del programma per la messa a punto dei LEPTA e la successiva programmazione regionale delle diverse agenzie, in modo da garantire un allineamento tra decisioni nazionali e locali, attività che vedranno la partecipazione ai lavori di Ministero dell’Ambiente, ISPRA, agenzie ambientali e conferenza Stato-regioni, a riprova del coinvolgimento di tutte le istituzioni per garantire la massima condivisione dei processi decisionali.

Grande importanza è attribuita anche al tema dei “dati ambientali” che dovranno essere sempre più conformi a criteri di accessibilità e fruibilità all’interno del sistema delle agenzie. In questo senso, resta da ottimizzare la rete informativa nazionale ambientale (Sinanet), compito quest’ultimo affidato a ISPRA. “Fare sistema” sarà lo scopo anche della riforma che investirà la rete dei laboratori, con la finalità di socializzare esperienze e know-how, valorizzando le eccellenze.

Interessante sarà seguire l’evoluzione della questione legata all’attribuzione delle competenze in materia di attività ispettive (di competenza sempre di ISPRA), con la previsione di attribuire ad alcuni dipendenti di agenzie la titolarità ad agire con la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, tema questo che porrà sicuramente non poche questioni di carattere giuridico.

Dal processo di riforma del sistema di protezione ambientale dovrà, quindi, uscire un maggiore livello di coordinamento e uniformità di azione tra le varie agenzie; la partita non è banale se si pensa che, in ultima analisi, c’è in gioco il diritto a un ambiente salubre e vivibile, come previsto dalla Costituzione.

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